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Tre giorni con Freud

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“Tentai ripetutamente di convincere Joyce a farsi fotografare, ma lui rifiutò sempre con i più vari pretesti: non si sentiva bene, aveva guai con la vista, era oberato di lavoro. Nella primavera del 1938 stava per uscire Finnegans Wake.
Uno dei suoi migliori amici francesi, Louis Gillet, mi suggerì di scrivergli spiegandogli l’importanza di una buona pubblicità fotografica per quell’opera, ancora più complessa dell’Ulisse. Lo feci, e Joyce mi rispose che voleva vedere la mia collezione di ritratti di scrittori. Mi chiese dunque di organizzare una proiezione a casa sua. Joyce, quasi cieco, si sedette così vicino allo schermo da sfiorare il viso dei suoi contemporanei: Claudel, Valéry, Gide, Jules Romains, Montherlant, Aragon. Durante tutta la proiezione, che durò più di un’ora, rimase in silenzio. Quando riaccesi la luce, parve ridestarsi da un sogno. “Sono stupende” disse. Quando vuole fotografarmi?””.
Così Gisèle Freund racconta la genesi dell’eccezionale documento, unico nella storia della fotografia, che qui presentiamo. Uno dei massimi scrittori del Novecento colto, nell’estrema vecchiezza, dall’obiettivo di una grande fotografa, che lo segue passo a passo per tre giorni a Parigi, e lo riprende nei suoi incontri pubblici, nei suoi momenti privati, nella sua intimità, in una sequenza di immagini che compongono un ritratto indimenticabile.
Ricordiamo che di Gisèle Freund abbiamo di recente pubblicato, in Carte d’artisti, l’autobiografia, Il mondo e il mio obiettivo.