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Il mobile Rococò in Italia. Arredi e decorazioni d’interni dal 1738 al 1775

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Nel “Saggio sul gusto”, abbozzato fin dai primi mesi del 1754 e pubblicato postumo sotto forma di ‘frammento’ nell'”Encyclopédie”, Montesquieu scriveva, a proposito dei piaceri suscitati dalla sorpresa, che nell’uomo vi era una certa disposizione a ricercare sempre nuove emozioni e ciò faceva sì che esso gustasse appunto maggiormente “tutti i piaceri provenienti dalla sorpresa, sentimento” quest’ultimo “che diletta l’animo con lo spettacolo e la vivacità dell’azione, poiché esso percepisce o avverte una cosa inattesa, o in modo inatteso”. Ecco quindi perché – continua Montesquieu – ci piacciono i giochi d’azzardo, gli spettacoli teatrali e tutti gli avvenimenti, o le opere, che provocano in noi la sorpresa. Vi sono dunque proprio i “piaceri della sorpresa” alla base della creazione dello stile rococò sviluppatosi a partire dagli anni Trenta del Settecento in Francia e subito diffuso in tutta Europa interessando soprattutto le decorazioni d’interni e gli arredi secondo un criterio stilistico che scartava l’oratoria barocca per puntare ora sulla “meraviglia”, raggiunta attraverso lo sfoggio di una sempre più variata tipologia decorativa, senza per questo negare l’ordine compositivo necessario al buon esito di un’opera d’arte: “non basta presentare all’anima molte cose – continuava ancora Montesquieu -, bisogna presentargliele con ordine”, essendo quest’ultimo necessario quanto la varietà perché “senza di essa l’anima languisce”. La linea sinuosa diventava così il mezzo necessario per esemplificare tali teorie estetiche in quanto essa, secondo William Hogart, era “capace di guidare l’occhio in una sorta di inseguimento” dove la noia era bandita dal variare dei movimenti, come quando da giovane Hogart rimaneva affascinato “nell’osservare una danza paesana e il suo occhio, inseguendo le evoluzioni della danzatrice preferita, rimaneva ammaliato dai “meandri dei suoi passi”. La sinuosità d’altronde fin dagli ultimi anni del Seicento aveva avuto i suoi teorici in Alphonse Dufresnoy e in Antoine Coypel entrambi propensi a paragonarla alle onde, alle fiamme o “alle spire del serpente quando, strisciando, si snoda”. È così che il cartoccio, elaborata struttura compositiva dall’andamento fortemente curvilineo, ideato per contenere una raffigurazione o un emblema, si trasforma ora in mero partito decorativo grazie al quale l’artista poteva dar libero sfogo alle infinite varianti proposte dalle forme aggrovigliate e sinuose offerte dall’analisi di elementi naturali quali appunto, l’acqua, il fuoco o le creazioni del mondo vegetale e animale.
COD: Enrico Colle, Electa, 2003, 512 p., cm. 25,5x29, rilegato con cofanetto. Categorie: , .
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Peso 4 kg

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