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Francesco Zuccarelli

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Si tratta del primo fondamentale Catalogo ragionato dei dipinti di Francesco Zuccarelli, arricchito da un saggio storico-critico e corredato da un regesto, da una estesa bibliografia e da un apparato documentario con contributi inediti che permettono di gettare luce sui rapporti tra l’artista e i suoi contemporanei, completandone il profilo umano oltre che artistico. L’opera consta di 416 pagine su carta patinata da 150 grammi, nel formato di cm 25 x 28, con 40 tavole a colori e 446 illustrazioni in bianco e nero, rilegata in imitlin e con sovracoperta a colori.
La produzione di Francesco Zuccarelli (Pitigliano 1702 – Firenze 1788) può apparire, a prima vista, una lunga e a tratti monotona carrellata di piacevolissimi paesaggi pastorali. Di qui il cliché che ha attanagliato un artista molto più complesso e sfaccettato, capace di essere apprezzato dai maggiori collezionisti internazionali, di ricevere commissioni dal re di Prussia e divenire membro fondatore della Royal Academy di Londra (1768). Eppure, ancora oggi Francesco Zuccarelli è per molti soltanto l’Arcade, l’autore delle ovattate pastorellerie, dei meriggi eternamente assolati, dei cieli azzurri, dei languidi ozi campestri dove le ninfe si mischiano ai contadini e alle lavandaie. Ben pochi si sono soffermati a pensare come un abile ma superficiale “artista salottiero” fosse apprezzato da illuministi del calibro di Baretti e di Biffi o come riuscisse a influenzare intere generazioni di pittori, ricevendo inoltre il plauso incondizionato dell’Accademia di Belle Arti veneziana, di cui diventa membro e, in seguito, Presidente per poi terminare la sua carriera come professore di Disegno a Firenze. Sulla scorta di queste considerazioni l’autrice ha voluto tracciare un profilo biografico e critico capace di rispondere a quesiti tuttora aperti e indagare una produzione prolifica e varia, epurandola da molte opere erroneamente attribuite e cercando di strutturare un percorso cronologico attraverso l’analisi di oltre quattrocento dipinti, in gran parte inediti.
Il volume dà particolare risalto al ruolo dell’artista all’interno del circuito culturale veneziano e inglese, in cui vive e interpreta il fervore neoclassico con dipinti di soggetto storico e biblico, fino a trasudare umori preromantici con composizioni in cui la classicità si combina con il lirismo. Attivo e permeabile agli stimoli più svariati, lo Zuccarelli assimila e rielabora il realismo riccesco, senza rinunciare al continuo confronto con la lezione della Scuola romana, amata sin dalla giovinezza, e cedere alla seduzione dei maestri olandesi del Seicento e della pittura topografica. Ne esce un ritratto fortemente ridimensionato, vibrante e denso di fascino, in cui si rivive lo spirito di quel Settecento vivace e scanzonato, in cui l’idillio convive con la storia e la realtà vacilla in favore di un piacevole sogno o si nasconde in un ameno ritaglio di campagna assolata.
L’autrice Federica Spadotto, laureatasi all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha vinto il premio “Massimo Gemin” nel 1999, ha frequentato la Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte presso l’Università di Udine. Consulente tecnico del Tribunale di Venezia e studiosa nell’ambito del paesaggismo veneto del Settecento, ha pubblicato sull’argomento Un artista dimenticato: Giovan Battista Cimaroli (1999) e ha recentemente collaborato al volume La pittura di paesaggio in Italia. Il Settecento (2005).

COD: Federica Spadotto, Bruno Alfieri Editore, 2007, 400 p., cm. 25x29, rilegato. Categorie: , .
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