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Velazquez, Bernini, Luca Giordano. Le corti del Barocco

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Lo splendore del Barocco internazionale protagonista della grande mostra romana, curata dello storico dell’arte spagnolo Fernando Checa Cremades, che individua e racconta le caratteristiche comuni del linguaggio figurativo della “società cortigiana” nell’Europa della seconda metà del Seicento.

 Gli ambienti rappresentativi di quest’epoca sono la Roma papale di Innocenzo X (1644-1665) e Alessandro VII (1655-1667), le corti asburgiche di Madrid e Vienna con Filippo IV (1650-1665) e Carlo II (1661-1700), la corte di Luigi XIV (1643-1715) a Versailles. Alla creazione e alla diffusione di uno stile, e di quello che Fernando Checa considera un linguaggio comune tra le corti europee, contribuirono i viaggi degli artisti di corte, il gusto per il collezionismo dei grandi personaggi, la donazione di opere d’arte a fini diplomatici, i grandi arazzi celebrativi e, in generale, la comune passione per l’arte.

Il percorso espositivo comprende oltre 170 opere provenienti da musei italiani ed esteri e collezioni pubbliche e private. Filo conduttore della mostra sono le opere di Velázquez riconducibili al suo secondo viaggio romano (Filippo IV di Spagna, Marianna d’Austria, Ritratto dell’Infanta Margherita in abito rosa, El bufón Don Antonio de Acedo, “El Ingles”), quelle dell’ultima fase artistica del Bernini, corrispondente al suo soggiorno a Parigi alla corte del re Luigi XIV, e di Luca Giordano a Madrid (Minerva e Aracne, Il ratto delle Sabine, Apollo e Marsia, Fuga in Egitto). Ai dipinti di questi celebrati artisti di corte si affiancano quelli di altri pittori italiani e spagnoli – quali Maratta, Baciccio, padre Pozzo, Juan Carreño de Miranda e Juan Bautista Martínez del Mazo – che andavano a costituire, nel loro insieme, il grande e complesso sistema decorativo dei palazzi del potere barocco di cui è possibile ammirare non solo i quadri e le sculture, ma anche le acqueforti, le medaglie e i ritratti equestri, le incisioni, i disegni relativi alle feste e alle celebrazioni pubbliche, i famosi arazzi delle Manifactures des Gobelins e celebri pezzi d’arredo.

Una sezione specifica è dedicata all’opera multiforme dell’ultimo Bernini, artista fondamentalmente pubblico, legato alla corte di papa Innocenzo X e alla produzione di opere urbanistiche di carattere scenografico, ma, allo stesso tempo, con una forte vena intimista qui messa a fuoco attraverso una serie di lavori, quasi del tutto sconosciuti, di carattere profondamente spirituale.Accanto ai bozzetti e ai modelli per la Fontana dei Fiumi, spiccano infatti alcune delle più opere a carattere religioso dell’artista, assolutamente inedite: il Christo Ligato, due sorprendenti tele rappresentanti il Christus Patiens e il Cristo deposto, il bellissimo Cristo Crocifisso in bronzo e legno dall’Escorial e il bronzo dorato del Cristo morto coronato di spine, oltre ai due busti in marmo raffiguranti il Salvatore conservati rispettivamente nella cattedrale di Sées (Francia) e nel convento di San Sebastiano Fuori le Mura a Roma, quest’ultimo solo recentemente attribuito e riconosciuto come ultima opera dell’artista ormai ottantenne.

COD: Fernando Checa Cremades, Skira, 2004, 388 p., cm. 24x28, rilegato. Categorie: , .
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