In offerta!

Oreficerie etrusche arcaiche

70,00 50,00

All’interno della storia del Museo Gregoriano Etrusco si sviluppano due «vite parallele»: quella delle raccolte dei materiali propriamente etruschi e quella della collezione di ceramica sia greca che etrusca. Fin dal tempo della fondazione del Museo, mentre la dimestichezza del mondo erudito con i temi della mitologia classica fecero della raccolta vascolare un repertorio utilmente leggibile (anche in difetto di quel corredo di nozioni contestuali, che la ricerca sul terreno per prima aveva trascurato, l’apprezzamento dei restanti materiali etruschi denunciava tutti gli scompensi di una precaria visione storico-archeologica d’insieme: precarietà che si risolveva o in generici apprezzamenti estetici dei manufatti, o in una loro forzata riduzione a «monumenti per servire» a quelle stesse «antiche mitistorie». Vi è in fondo coerenza fra la coraggiosa e luminosa esposizione che le raccolte ceramiche ebbero fin dall’inizio nelle sale prospicienti il cortile della Pigna e l’abbondanza delle pubblicazioni scientifiche che se ne occuparono: dalla celebrata edizione dei Musei Etrusci…Monimenta del 1842, agli studi e cataloghi di questo secolo: dall’Albizzati al Beazley, al Trendall. Come vi è una coerenza di scelta fraj il buio ideale delle sale prospicienti il lato nord dell’edificio di Pio in, in cui il museo è situato, e i vuoti che l’opera di pubblicazione e catalogazione scientifica delle antichità etruscheche vi si contengono denuncia. Con la sola — significativa e comprensibile — eccezione delle guide di vario livello (al vertice delle quali stanno le varie edizioni del Führer dello Helbig) e l’altra, altrettanto comprensibile, del materiale Regolini Galassi, nessun catalogo scientifico d’insieme è mai venuto a surrogare la vetusta opera edita sotto Gregorio xvi.
La situazione cosí delineata si riproduce esattamente nel pi”‘ ristretto ambito delle oreficerie della raccolta vaticana. Concentrata l’attenzione sugli straordinari pezzi della tomba Regolini-Galassi, il resto della collezione ha goduto di solo frammentarie compilazioni dedicate ai pezzi di maggior pregio estetico. Il lavoro della dott.ssa Marisa Scarpignato, nato da una tesi di laurea discussa presso l’Università di Perugia, inaugura una serie di cataloghi sciena quell’omogeneo livello di «conoscibilità» di cui da tempo godono gli altri di cui si è detto. Entro il «taglio» adottato, per classi omogenee, l’accurato riesame del materiale, integrato da rinnovate e pazienti ricerche d’archivio, ha portato l’autrice, oltre agli ovvii risultati primari propri di ogni catalogazione, alla individuazione di nessi (al livello della produzione antica o dello scavo ottocentesco) che rivelano la raccolta vaticana assai meno disorganica e «casuale» di quanto la communis opinio la consideri. Si osserva cosí con soddisfazione, in alcuni casi, che mentre un tempo lo sporadico dato di provenienza era l’ultimo relitto di storia che ancora
aderisse al singolo reperto, ora l’omogeneità della testimonianza recuperata attraverso l’approccio globale al tema, restituisce perfino alla collezione vaticana di oreficerie etrusche (la piú «ottocentesca», a ben vedere, per sua natura) uno spessore storico-archeologico che si temeva irrecuperabile

COD: Marisa Scarpignato, L'Erma di Bretschneider, 1985, 72 p., cm. 21,5x24, brossura. Categorie: , .

Ti potrebbe interessare…