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Max Klinger

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Perché una mostra di Max Klinger e perché al Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Queste sono le domande alle quali mi sembra necessario rispondere, prima di rivolgere un ringraziamento a chi l’ha resa possibile o l’ha arricchita di valenze inusuali e preziose.
In questi anni in cui in Italia si è riscoperto di tutto, la mancata attenzione per un artista del livello di Klinger – straordinario incisore, scultore di grande forza e originalità, meno grande come pittore, ma capace anche in questo campo di esiti talvolta notevoli – mi è parsa una lacuna grave. E ciò a maggior ragione perché una parte della sua vita e della sua opera hanno avuto per teatro e per fonte d’ispirazione l’Italia. Ma c’è anche una seconda ragione. Riguarda l’influenza che la visionarietà, l’oniricità e il magico quotidiano, che rappresentano i tratti salienti e originali della migliore arte di Klinger, quelli che gli garantiscono una pagina a sé nel gran libro della storia dell’arte, hanno avuto sull’avanguardia pittorica più importante dell’Italia del nostro secolo: la Pittura Metafisica. Furono Klinger e Böcklin, infatti, a far compiere a De Chirico il primo passo verso un territorio inesplorato, popolato di apparizioni oniriche, visionarie, magiche, mitologiche. Più ancorate alla realtà quotidiana, in Böcklin; più libere e fantastiche, negli esiti più avanzati dell’arte di Klinger. Senza quel primo decisivo passo, non so se sarebbe venuto quello successivo, di cui De Chirico prima e più di ogni altro fu capace: trasferire quelle visioni fuori dalla realtà, dal tempo, dalla storia e dal mito, che pure all’inizio le avevano ispirate. Un passo che De Chirico ha compiuto prima del ’16, prima cioè degli anni del suo soggiorno ferrarese, ma che nella ‘città del Worbas’ ha affinato e consolidato, nutrendosi anche delle atmosfere e delle sembianze di un luogo che fu lui stesso a definire metafisico. Ecco perché una mostra di Klinger al Palazzo dei Diamanti ha più senso che altrove, soprattutto se si riuscirà a darle un seguito, se si potrà cioè proseguire nell’esplorazione della cultura figurativa metafisica e delle sue radici.

COD: Beatrice Buscaroli Fabbri, Ferrara Arte, 1996, 348 p., cm. 23x30, brossura. Categorie: , .
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