La pittura olandese del secolo d’oro

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Vermeer, Rembrandt, Frans Hals, Carel Fabritius e in generale l’arte olandese del secolo d’oro hanno conosciuto negli ultimi anni uno straordinario successo grazie a mostre come quelle recenti di Bologna (già visitatissima in Giappone e negli Stati Uniti) e delle Scuderie del Quirinale ma anche a libri e film come La ragazza con l’orecchino di perla e Il cardellino, entrambi incentrati su due capolavori proprio dell’arte olandese del Seicento. Perché? Perché se è vero che le opere d’arte sono comunicatori di emozioni, mai come in questo momento sembra che proprio quei dipinti siano in sintonia con il nostro tempo. Un’arte diversa dal Barocco sontuoso e artificioso che regnava nell’Europa intera: una pittura capace invece di darci emozioni proprio perché diversa e a suo modo “moderna”: realistica fino all’ossessione, affascinata dalla bellezza delle piccole cose e dalla vita quotidiana; una pittura fatta di altissima maestria tecnica messa – per la prima volta nella storia – al servizio esclusivo della realtà. Una pittura laica che per la prima volta, quattrocento anni fa, cambia le gerarchie interne alle arti. Per un secolo, una piccola repubblica tollerante e aperta alle novità detta legge in materia di paesaggi, ritratti, nature morte, scene di genere. È l’inizio della modernità, è da lì che parte un percorso che porta a Turner, poi a Courbet, ai realisti francesi e infine agli impressionisti.

COD: Claudio Pesci, Giunti, 2015, 240 p., cm. 26x28,5, rilegato. Categoria: .