Giovanni Battista Piranesi. The Grotteschi. The early years 1720 to 1750.

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This challenging study of one of the most enigmatic early works of Piranesi explores, as no other interpretation has succeeded in doing, the pivotal role of the Grotteschi in the artist’s rapidly maturing vision of the past.
The author’s interpretation has brought together a remarkable range of aspects offering valuable insights into the artist’s intellectual and artistic contexts which were to have such a critical impact on his development.”
Le quattro incisioni intitolate dal Piranesi i Grotteschi e pubblicate nel 1750 nella Collezione Opere Varie destano ancora oggi, a distanza di duecentocinquanta anni dalla loro pubblicazione, dubbi interpretativi. Tra le tesi emerse, la conclusione che essi siano scaturiti semplicemente dalla fantasia dell’artista, così come il tentativo di ridurle ad una singola spiegazione, hanno incontrato poco riscontro.
Lo studio qui presente analizza i Grotteschi considerandoli fondamentali per la prima educazione artistica del Piranesi. L’autore del presente libro, adottando un approccio critico analogo a quelli di Wilton-Ely e Gavuzzo-Stewart, propone per queste opere una chiave di lettura inedita ripercorrendo per intero le vicende giovanili dell’artista condotte attraverso la Venezia di Scalfarotto e del Tiepolo, la Roma di Nolli e Bottai, l’illuminata corte dei Corsini.
Per Piranesi, gli anni fino al 1750 sono caratterizzati dall’apprendistato tra Venezia e Roma, dalle difficoltà economiche, dai successi e dai fallimenti, da una serie incessante di viaggi volti a soddisfare la sua vocazione artistica. In questa fase, in cui matura il suo sviluppo intellettuale, i Grotteschi, considerati dalla critica come i suoi lavori più veneziani, rappresentano per il Piranesi una prima espressione di maturità verso l’evoluzione di un segno grafico vivido ed originale.
Attraverso l’ampio apparato iconografico che illustra il volume, grazie quindi al filtro del paragone, l’autore intende testimoniare quanto fosse marcata in Piranesi la rivalità con i grandi maestri dell’incisione che lo precedettero, da Mantenga, Durer e Rembrandt, a Salvator Rosa, Casiglione, della Bella e Tiepolo. Le quattro magnifiche incisioni rappresentano il culmine di una serie di sperimentazioni in cui, prendendo spunto dalla tradizione del roviniamo pittorico, l’artista trasformò il capriccio pittoresco in una immagine ricca di chiaro significato, dando così forma alla sua idea di ruine parlanti.
In fine, approfondendo le fonti grafiche e testuali, l’autore analizza l’impatto che le quattro incisioni ebbero sul lavoro del Piranesi nei successivi anni sessanta del XVIII secolo. In particolare per l’unica opera architettonica dell’artista, Santa Maria del Priorato, la chiesa dei Cavalieri di Malta, il frutto culminante della sua seconda fase di intensa creatività.

COD: Francesco Nevola, Ugo Bozzi Editore, 2009, 222 p., cm. 24,5x27,5, brossura, English edition. Categoria: .