Caravaggio. Lo stupore nell’arte

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Accade così che la ricerca sul suo lavoro venga attualizzata conducendo molti studiosi ad indagare sulla sua vicenda che è densa di episodi romanzeschi. In questa prospettiva Arsenale Editrice ha lavorato a lungo per proporre un libro su Caravaggio che ne presentasse l’opera senza concessioni a temi che esulassero dall’opera stessa. Grazie all’autorevolezza di Rodolfo Papa il risultato è un libro che parla di Caravaggio restituendoci una lettura attenta del suo lavoro corredata da un prezioso apparato iconografico. Uno dei pregi del libro di Rodolfo Papa è non soltanto quello di evidenziare la modernità del pittore, ma soprattutto – con una operazione rara solitamente – di restituirlo ai suoi tempi. Una restituzione che il libro pone in atto illustrando come lo straordinario talento del pittore gli abbia permesso di sfidare alcuni dei più tenaci valori culturali del suo tempo e lo abbia fatto apprezzare dai potenti del tempo. Penso che un libro di storia dell’arte debba necessariamente ricostruire, per quanto possibile, il mondo nel quale collocare l’autore o l’opera di cui si tratta. Nel caso di Caravaggio è addirittura obbligatorio per sottrarlo da una serie abbastanza cospicua di fraintendimenti causati da un eccessivo punto di vista “nostro contemporaneo”. Caravaggio è stato troppo spesso associato con esperienze artistiche novecentesche che nulla hanno a che fare con il mondo culturale e religioso italiano a cavallo tra i secoli XVI e XVII. Certamente Caravaggio commise errori e fece dei torti a molti, ma non può essere in alcun modo associato ad esperienze artistiche come quelle di Francis Bacon, o di altri artisti nostri contemporanei dove il disagio mentale è una componente costitutiva del proprio fare. Caravaggio è certamente uno dei grandi interpreti dei mutamenti culturali e sociali del suo tempo e per questo fu molto apprezzato non solo nella penisola italiana, ma in tutto il mondo di allora. Uno degli elementi che più colpiscono nella biografia di Caravaggio è la sua “trasversalità” nazionale: in altre parole, si tratta di un artista che, partendo dalle esperienze formative lombarde, matura però il suo stile a Roma e lo diffonde poi in Sicilia (oltre che a Malta). Si può dire che l’arte di Caravaggio sia come un epicentro di esperienze che cambieranno per sempre l’arte italiana e, persino, europea? Caravaggio, raccoglie il testimone dei suoi grandi predecessori e lo trasmette arricchito della sua esperienza alle generazioni successive. Egli sa comprendere fino in fondo il linguaggio dell’arte, tanto da riorganizzarne alcuni aspetti linguistici, ma senza intraprendere, come spesso si sente dire, “rivoluzioni”. Niente di più lontano dalla mentalità del tempo, niente di più lontano dalla concezione dell’arte di Caravaggio è il termine “rivoluzione”. Egli semmai è l’esatto contrario è un “innovatore”, egli si pone in continuità con i maestri a lui precedenti, come Raffaello, Leonardo, Tiziano e Michelangelo, tanto per fare i nomi dei più grandi. Lo scopo della sua arte, della sua “schola”, è quello di tradurre, ovvero di innovare, cioè di rendere contemporaneo il linguaggio dei grandi maestri alla luce delle novità sociali, culturali e religiose scaturite dal Concilio di Trento e diffusesi nella società del tempo. Egli risponde a queste esigenze culturali appunto con la sua maestria e con una operazione di sintesi delle “maniere” e della “natura”. Per rispondere alla seconda parte della sua domanda, si può affermare che ciò che Caravaggio compie è descrivibile in termini linguistici come una “ri-semantizzazione di segni” altrui, in un composto linguistico complesso, innovativo, ma con lunghe e profonde radici nella tradizione artistica dei secoli precedenti.

COD: Rodolfo Papa, Arsenale Editrice, 2009, 336 p., cm 27,5x33, rilegato con cofanetto. Categoria: .

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