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Botticelli e l’età di Lorenzo il Magnifico

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Nessun artista è stato autentico interprete del suo tempo più di Sand’o Botticelli. Testimone degli splendori del Rinascimento maturo dell’età laurenziana con le sue traduzioni in pittura di raffinate ed erudite allegorie mitologiche fu, negli anni tardi, sensibile al rigore neomedievale dell’età savonaroliana, con struggenti e pietistiche composizioni sacre che avevano, come le prediche del frate, l’intento di coinvolgere e commuovere il riguardante. Nella Firenze della seconda metà del Quattrocento, centro primario di produzione di oreficerie e tessuti preziosissimi, Botticelli seppe imporsi con la sua bottega, soddisfacendo appieno, anche con disegni per tarsie, ricami e incisioni, i gusti di una clientela raffinata ed esigente. Dovette subire l’influsso, nella sua fase formativa, e poi vincerne l’agguerrita concorrenza, di artisti del calibro di Antonio e Piero del Pollaiolo, e di Andrea del Verrocchio, la cui bottega divenne fucina sperimentale nei settori della scultura e della pittura e fu frequentata dai migliori giovani fiorentini e stranieri, fra cui un astro nascente come il giovane Leonardo da Vinci. Successivamente avrebbe avute nuovi rivali nel suo antico allievo Filippino Lippi, geniale e capriccioso pittore, in Domenico Bigordi detto il Ghirlandaio, titolare di un’affollata bottega di famiglia, e in Pietro Perugino, autore di dipinti di una grazia devota e accostante che incontrò un grande successe in tutta Italia. Nel 1510, quando mori, malato e in povertà, dopo una crisi artistica ed esistenziale, era ormai superato dagli eventi e Firenze aveva assistito, sbigottita e ammirata, alla titanica tenzone fra Leonardo e Michelangelo per la decorazione della sala del Maggior Consiglio di Palazzo Vecchio.

COD: Alessandro Cecchi, Il Sole 24 Ore, 2007, 336 p., cm 23x28,5, brossura con cofanetto. Categorie: , , .

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Peso 1.5 kg

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